Il Tenore
Il Maestro
Il Filantropo
La voce che ha emozionato il mondo: un viaggio tra talento, dedizione, carisma e umanità
Un lungo percorso artistico ha condotto Luciano Pavarotti sui palcoscenici dei teatri più prestigiosi dell’Italia e del mondo. Un’attività mai interrotta e una dedizione totale al suo lavoro hanno trasformato il tenore di Modena in un ambasciatore del Belcanto e della cultura italiana nel mondo.
La musica è stata la passione e la dolce ossessione del Maestro Pavarotti per oltre quaranta anni ed ha cambiato il volto dell’opera lirica per sempre.
Il Maestro ha portato l’opera a platee sconfinate, spalancando le porte dei teatri tradizionali per andare incontro ad un nuovo e vasto pubblico. Ha compiuto innumerevoli apparizioni in televisione, si è esibito in concerti all’aperto, negli stadi e arene: una carriera eclettica che ha toccato corde molto diverse nel mondo della musica. Il suo longevo successo fu dovuto a due elementi fondamentali: prima di tutto, la sua voce straordinariamente potente con il suo timbro meravigliosamente unico e, in secondo luogo, l’eccezionalità della sua grande e radiosa personalità.
“La gente pensa che io sia disciplinato. Non è disciplina. E’ devozione. C’è una grande differenza.“
Luciano Pavarotti
La storia
Il lungo percorso artistico
Il bambino Luciano
Luciano Pavarotti è nato in un grande caseggiato popolare alla periferia di Modena il
12 Ottobre 1935, figlio di Fernando Pavarotti, panettiere e tenore
dilettante, e di Adele Venturi, operaia alla manifattura tabacchi.
La Seconda Guerra Mondiale costrinse la famiglia Pavarotti ad abbandonare la città
nel 1943 e a sfollare nella vicina campagna, dove il giovane Luciano sviluppò un
affetto duraturo per l’ambiente agreste e il paesaggio modenese.
Le primissime influenze musicali e la passione per il belcanto italiano il giovane
Pavarotti le ricevette dalla raccolta discografica del padre, tra cui comparivano
molte incisioni di famosi tenori del tempo: Beniamino Gigli, Giovanni Martinelli,
Tito Schipa ed Enrico Caruso. Il tenore preferito dal giovane Luciano era, tuttavia,
Giuseppe Di Stefano; egli venne, inoltre, profondamente influenzato anche da Mario
Lanza, di cui era fervido ammiratore.
Luciano studente
All’età di circa nove anni, l’adolescente Luciano compì le prime esperienze musicali nel coro della sua città, la Corale Giochino Rossini, insieme al padre. Trascorsa un’infanzia normale e spensierata, permeata dal tipico interesse per gli sport (il calcio soprattutto), Pavarotti conseguì il diploma presso la Scuola Magistrale, divenendo maestro elementare, dovendo poi affrontare il dilemma di quale strada intraprendere. » Leggi tutto
Il debutto
Quando il Maestro Pola si trasferì in Giappone, Pavarotti divenne studente di Ettore Campogalliani di Mantova, che a quel tempo insegnava anche all’amica d’infanzia di Pavarotti, Mirella Freni. Come Pavarotti, anche la Freni era destinata ad una grande carriera operistica: essi condivisero, infatti, il palcoscenico più e più volte, incidendo dischi memorabili. Durante gli anni degli studi musicali, Pavarotti svolse lavori part-time per mantenersi: prima, come maestro elementare, poi come agente assicurativo. Dopo alcuni recitals minori, Pavarotti vinse il prestigioso Concorso Internazionale Achille Peri che gli garantì il debutto, il 29 aprile 1961, come Rodolfo ne La Bohème di Puccini, allestita al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia diretta da Francesco Molinari Pradelli con la regia di Mafalda Favero.
L’esordio internazionale
Il grande successo di pubblico e critica ottenuto in quella prima prova spalancò le porte del mondo
al giovane tenore. Il direttore Tullio Serafin lo chiamò per interpretare il Duca di Mantova nel
Rigoletto allestito a Palermo. La futura carriera di Pavarotti stava prendendo forma.
Una lunga
serie di appuntamenti, anche di matrice internazionale, cominciarono a susseguirsi dopo quel primo
anno di attività. Nel 1963 Pavarotti esordì alla Staatsoper di Vienna; pochi mesi più tardi arrivò
per
Pavarotti il debutto alla Royal Opera House di Londra, dove sostituì un indisposto
Giuseppe di Stefano nel ruolo di Rodolfo. Questa fortuita circostanza venne spesso ricordata da
Pavarotti come il vero battesimo nell’arena operistica internazionale con cui conseguì fama ed il
riconoscimento da pubblico e critica.
Re del do di petto
Di quel medesimo periodo è anche il debutto discografico con la Decca, e l’incontro con il direttore d’orchestra Richard Bonynge e la moglie, il soprano Joan Sutherland. Joan Sutherland cercava un giovane tenore da portare con sé in tournée in Australia e Pavarotti sembrava la persona ideale. I due realizzarono circa quaranta performance nell’arco di due mesi e Pavarotti riconoscerà in seguito di essere debitore alla Sutherland della tecnica di respiro ed uso del diaframma, da lei appresa, che lo sostenne durante tutta la carriera. Insieme al duo Sutherland – Bonynge, Pavarotti fece il suo debutto negli Stati Uniti nel 1965, impersonando Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti alla Miami Opera; altre memorabili interpretazioni con Sutherland furono La sonnambula di Bellini, La traviata di Verdi e, nel 1966, La fille du régiment di Donizetti alla Royal Opera House. In questa performance, Pavarotti affrontò con disinvoltura (primo tenore in assoluto a riuscirci) la leggendaria serie di nove “do di petto” naturali nell’aria Ah mes amis, che mandarono letteralmente il pubblico in visibilio e scrissero il nome del cantante modenese nella storia dell’opera come “Re del do di petto”.
Gemme di belcanto
Il 1965 fu l’anno del debutto, il 28 aprile, alla Scala in una Bohème diretta da Herbert von Karajan con regia di Franco Zeffirelli; l’anno successivo Pavarotti ebbe il grande onore, come amava ripetere egli stesso, di essere invitato dallo stesso Karajan per la verdiana Messa da Requiem in memoria di Arturo Toscanini. Quegli anni furono ricchi di successi per Pavarotti. Claudio Abbado lo diresse in una storica edizione de I Capuleti e i Montecchi di Bellini alla Scala, Gianandrea Gavazzeni in Rigoletto di Verdi. Il debutto al Metropolitan di New York avvenne nel 1968, con Bohème, e nel febbraio del 1972 una nuova performance de La fille du régiment gli valse il record di ben 17 chiamate al sipario. Il mondo lo acclamava come interprete perfetto del belcanto italiano, in ruoli verdiani e in cavalli di battaglia come Bohème, Tosca e Madama Butterfly. Pavarotti riportò un altro grande successo a Roma, il 20 Novembre 1969, interpretando I Lombardi con Renata Scotto. Il tenore modenese esordì come solista nel recital tenuto al William Jewell College di Liberty, Missouri, il 1° Febbraio 1973, quale parte del Programma di Arte del College.
Platee sempre più grandi
Le sue edizioni discografiche di quegli anni – saranno oltre cento durante la sua carriera – ottennero il riconoscimento di numerosi dischi d’oro, di platino e Grammy Awards (nel 1978 , 1979 e 1981), mentre il grande pubblico prese ad apprezzarlo in virtù della sempre più frequente presenza in video: nel 1977 la sua Bohème diretta da James Levine, primo telecast dal Metropolitan di New York, stabilì un record di audience televisiva. Tra le registrazioni più note di quel periodo spiccano la sua La favorita con Fiorenza Cossotto e I puritani con la Sutherland. Il 1976 segna il suo debutto al Festival di Salisburgo in un recital da solista, seguito due anni dopo dalla presenza in Der Rosenkavalier di Richard Strauss e nel 1983 in Idomeneo di Mozart; nel 1977 torna alla Staatsoper di Vienna con Karajan ne Il Trovatore, e nel 1978 ottenne un successo straordinario in un recital al Lincoln Center di New York. Nel 1980, il suo Rigoletto in forma di concerto al Central Park di New York attirò oltre 200.000 spettatori.
Celeste Luciano
Nei primi anni ‘80 i successi si moltiplicarono: Pavarotti venne osannato a Vienna in una Bohème con la direzione di Carlos Kleiber (Gennaio 1985) insieme a Mirella Freni nel ruolo di Mimi; in un’Aida con la direzione di Lorin Maazel (Aprile – Giugno 1984) ove egli indossava i panni di Radames; fu uno straordinario Gustavo ne Un ballo in maschera con la direzione di Claudio Abbado (Ottobre 1986); alla Scala nel 1985 un’Aida memorabile diretta da Maazel per la regia di Luca Ronconi rimase ineguagliata per importanza. L’aria “Celeste Aida” ricevette una standing ovation di molti minuti e il giorno seguente i giornali titolavano “Celeste Luciano”.
Il disco Essential Pavarotti, edito nel 1982, fu il primo album classico a raggiungere la vetta della classifica pop inglese, rimanendovi per ben cinque settimane.
Il Maestro e i giovani cantanti
Luciano Pavarotti non dimenticò mai la generosità del suo primo maestro e, diventato ormai tenore professionista, cominciò ad insegnare ai giovani (lo fece per tutta la vita), sempre gratuitamente. Voleva restituire ciò che aveva ricevuto.
All’inizio degli anni ’80 l’impegno a valorizzare i giovani talenti dell’opera culminò nella The Pavarotti International Voice Competition, a Philadelphia. Il premio consisteva nell’interpretare un’intera opera al fianco del grande tenore: numerose furono le recite con gli esordienti, come la produzione di una straordinaria Bohème a Pechino nel 1986. Quel viaggio in Oriente ebbe caratteristiche di straordinarietà: tra l’altro, la compagnia teatrale e Pavarotti viaggiarono sul primo volo di linea italiano che atterrava su suolo cinese. A conclusione di quella visita eccezionale, ove il tenore fu accolto ovunque da bagni di folla, Pavarotti si esibì nel primo concerto mai tenuto presso la Great Hall of the People (prima considerata una sala proibita alle esibizioni) davanti a 10.000 persone.
Nessun Dorma
Pavarotti ritrovò Mirella Freni come partner nella produzione de La Bohème della San Francisco Opera nel 1988. Nel 1992, La Scala vide Pavarotti in una nuova, e controversa, produzione del Don Carlo di Zeffirelli, diretto dal Maestro Riccardo Muti.
La fama di Pavarotti crebbe ulteriormente a livello mondiale nel 1990, quando si esibì nel concerto de I Tre Tenori - insieme ai colleghi Plácido Domingo e José Carreras - alla vigilia della finale di Coppa del Mondo, presso le Terme di Caracalla in Roma. La sua interpretazione dell’aria “Nessun Dorma” tratta da Turandot di Puccini, diventò la colonna sonora del torneo FIFA trasmesso dalla BBC e l’incisione si tradusse nel più grande best-seller discografico di tutti i tempi. Sulla scia del successo ottenuto con il concerto originale del 1990, i Tre Tenori tennero ulteriori concerti durante le Coppe del Mondo di calcio: a Los Angeles nel 1994, a Parigi nel 1998 e a Yokohama nel 2002.
L’opera alle masse
Già da oltre un decennio, il nome di Pavarotti era diventato sinonimo di opera. Grazie alla sua voce unica e impareggiabile e alle doti di comunicatore empatico, estroverso e carismatico, il tenore modenese continuava ad ampliare la platea di estimatori di questa forma d’arte, anche spalancando le porte dei teatri e andando incontro al pubblico nei parchi, negli stadi e nelle arene. Portare l’opera lirica alla gente, rendendola il più popolare possibile, era un’idea che ben calzava alla sua personalità di artista generoso e aperto e di musicista dalle vedute non convenzionali. » Leggi tutto
Musica senza confini
Nel 1992, unendo la propria antica passione per i cavalli con la sua inesauribile curiosità intellettuale e con la voglia di misurarsi in esperienze nuove, Pavarotti diede vita alla rassegna ippica annuale Pavarotti International; ad essa si affiancò il concerto Pavarotti & Friends, una reunion di grandi artisti di generi diversi, dalla lirica al pop e al rock, che si esibirono in duetto con il tenore a sostegno di cause benefiche, dove i principali beneficiari erano i bambini. Questi eventi hanno raccolto milioni di dollari per portare assistenza medica e per finanziare progetti socio-educativi in Bosnia, Cambogia, Kosovo, Guatemala, Liberia, Tibet nonché per i profughi afghani, angolani, iracheni.
Nel 1996, a 61 anni, Pavarotti fece il suo ultimo debutto operistico nell’Andrea Chenier di Umberto Giordano di fronte al pubblico del Metropolitan di New York.
I premi
Luciano Pavarotti è stato insignito con un numero straordinario di onorificenze internazionali ed ha ricevuto un numero altrettanto ragguardevole di premi (più di 500) tra cui, per citarne solo alcuni: Commendatore di Gran Croce per la Repubblica Italiana; 2 Emmy, numerosi Gramophone e 6 Grammy Awards (incluso il Grammy Legend Award del 1998); è stato nominato Ufficiale della Légion d’Honneur, Person of the Year per MusiCares; ha ricevuto 6 Lauree ad honorem. Nel 1998, Pavarotti è stato nominato Messaggero di Pace delle Nazioni Unite dal Segretario Generale Kofi Annan, mentre nel 2001 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha insignito il tenore del Nansen Award, riconoscendogli il merito di aver aiutato a raccogliere fondi per i rifugiati più di qualsiasi altro privato cittadino. » Leggi tutto
L’uomo che ha emozionato il mondo
Pavarotti ha regalato la sua ultima performance in un’opera, Tosca, sul palco del
Metropolitan di New York il 13 Marzo 2004. Al termine della recita, gli spettatori commossi pareva
non
volessero lasciarlo andare, richiamandolo sul palco per ben 11 volte.
Il 10 Febbraio 2006,
il
tenore ha cantato "Nessun Dorma" alla Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali 2006 a
Torino, in Italia: è stata la sua ultima performance, seguita dall’ovazione più lunga e più forte
della serata da parte del pubblico internazionale.
Luciano Pavarotti è scomparso nella sua
casa di Modena il 6 Settembre 2007, circondato dall’affetto della sua famiglia.
